Storia


Tutti gli Ordini professionali sono enti di diritto pubblico non economici sottoposti alla vigilanza del Ministero di Grazia e Giustizia; all’Ordine professionale lo Stato affida un fine fondamentale, quello di tutelare il cittadino garantendo ad esso la qualità delle attività svolte dai professionisti.

Talché l’Ordine rende concreta tale finalità tenendo un Albo professionale aggiornato e vigilando sul rispetto del codice deontologico.

Condicio sine qua non per l’iscrizione all’Albo professionale tenuto dall’Ordine è il conseguimento di un diploma di laurea universitaria e in ciò è l’elemento discriminante rispetto ai Collegi professionali (leggasi Collegio dei Tecnici Radiologi, Collegio delle Ostetriche, Collegio degli Infermieri).

Le origini storiche dell’Ente possono essere rintracciate nel Medioevo, quando, su iniziativa del potere signorile, vennero costituite le corporazioni. Le prime corporazioni a costituirsi furono quelle artigiane che avevano il compito di assumere un ruolo guida nelle istituzioni cittadine, estendendo il loro controllo a funzioni di natura pubblica, come quello sui pesi e le misure e la sorveglianza delle strade.

Le corporazioni nel tempo si dettero diversi nomi, a partire da: Arti, Fraglie, Paratici e infine Ordini e Collegi.

Nel tardo 1800, a causa di forti carestie, si avvertì l’esigenza di individuare strumenti corretti per garantire una sanità per tutti e quindi si formarono i primi Ordini professionali in ambito sanitario.

In particolare, la Legge Crispi-Pagliani, nel 1890, assicurava ai poveri un’assistenza gratuita da parte dei Comuni. Tale legge consentiva piena libertà all’esercizio della professione di farmacista; non erano previste né limitazioni territoriali né particolari titoli di accesso alla professione. Il solo obbligo imposto dalla legge era che il responsabile dovesse possedere il diploma di laurea, mentre il proprietario della farmacia era esonerato da tale obbligo.

Ma proprio il libero arbitrio nell’esercizio della professione rese necessaria la presenza di un organo che impedisse la speculazione sulle fasce di popolazione più deboli.

Il Parlamento sabaudo riconobbe poi lo status di persona giuridica pubblica.

Nel 1900 la Legge Luttazzi, costituisce in ogni provincia un Ordine professionale distinto per ciascuna delle tre categorie dei medici chirurghi, veterinari e farmacisti con lo scopo di salvaguardare la salute pubblica. Proprio a sottolineare questo ruolo di garanti di un’attività di pubblico interesse, il Parlamento sabaudo attribuì agli Ordini professionali lo status di persona giuridica di diritto pubblico.

Sotto il Governo Giolitti si diedero specifiche disposizioni relative all’autorizzazione all’apertura e chiusura delle farmacie, vietando il cumulo di più esercizi in capo au un solo proprietario. Nel 1913 fu istituita la pianta organica con lo scopo di correlare il n numero di farmacie in una certa area, al numero di abitanti ivi residenti. Fu quindi posta una limitazione all’apertura indiscriminata di nuove farmacie.

In quegli anni le farmacie furono suddivise in farmacie legittime, illegittime e tollerate; le prime e le terze potevano essere vendute una sola volta, le seconde dovevano essere chiuse.

Con la prima guerra mondiale (1915 – 1918) l’attività deli Ordini è rimasta paralizzata e subito dopo la guerra, nell’anno 1919, alcuni farmacisti, cercarono di riorganizzarsi formando una Associazione di Farmacisti con sede in Roma ma persero la loro funzione giuridica.

Sotto il fascismo, poi, tale Associazione perse definitivamente potere. Infatti l’unica Associazione riconosciuta fu quella degli industriali. Sempre sotto il potere fascista 1935 – 1945, i Sindacati si sostituirono agli Ordini ereditandone tutte le funzioni istituzionali e di controllo.

Pertanto nel 1935, sotto le direttive del Duce, il Regio Decreto del 5 marzo 1935, soppresse gli Ordini, incaricando come detto i sindacati alla tenuta degli Albi Professionali.

Nelle sedi Provinciali dei Sindacati iniziarono ad essere operativi i primi Uffici di Tariffazione e di revisione delle ricette relative alle forniture di medicinali per gli assistiti degli Enti mutualistici e per i ceti più poveri.

La riforma-Giolitti fu abolita e nel 1934 fu riformata la Sanità Italiana. Con Regio Decreto del 30 settembre 1938 n. 1706 fu emanato il Regolamento per il servizio farmaceutico.

Con tale Decreto, viene istituita una indennità di residenza riconosciuta solo per i titolari di farmacie rurali, viene poi introdotta la figura del direttore responsabile della farmacia, la possibilità per i titolari di farmacia di continuare l’esercizio professionale fino a morte del titolare, il trasferimento della titolarità verso un altro farmacista e infine viene abolito il Diploma in Farmacia e sostituito con la Laurea in Farmacia e la Laurea in Chimica e Farmacia.

Con la fine del fascismo, il Capo Provvisorio dello Stato, ricostituisce con Decreto Legislativo n.233, del 13 settembre 1946 gli Ordini e Collegi Professionali e disciplina l’esercizio delle professioni stesse.

La categoria dei, farmacisti e la farmacia, vengono riconosciute, con il predetto Decreto, su tutto il territorio nazionale. Viene istituita una Federazione Nazionale che coordina i rapporti con gli Ordini Provinciali dei Farmacisti su tutto il territorio nazionale.

Agli inizi del 1968, vengono, poi, pubblicate due leggi importantissime, che modificano, in parte il Testo Unico delle Leggi sanitarie del 1934.

La prima dal titolo ” Provvidenze a favore dei farmacisti rurali” e la seconda dal titolo “Norme concernenti il servizio farmaceutico”. Le nuove norme prenderanno il nome di ” Riforma Mariotti”. Novità rilevanti della riforma, sono l’espletamento dei concorsi a sedi farmaceutiche, l’aumento del numero delle farmacie in Comuni con popolazione superiore a 25.000 abitanti, nella proporzione di una farmacia ogni 4.000 abitanti, il trasferimento della titolarità ad altro farmacista iscritto all’ Albo. Nell’ attuale sistema vi sono in prevalenza elementi di interesse pubblico.

La Riforma Mariotti ha dato una veste di interesse pubblico al servizio farmaceutico.

Nello specifico della storia dell’Ordine dei Farmacisti della provincia di Campobasso, si ricordano alcune figure di grande spessore umano e professionale.

Il primo Presidente dell’Ordine, è stato il Dr. DI TORO Alfredo, nell’anno 1900, titolare di farmacia urbana sita nel Comune di Campobasso in Piazza Prefettura.

Un’altra figura di spicco e fortemente rappresentativa della catégoria è stato sicuramente il Dr. CARUSO Claudio, titolare di farmacia urbana sita nel Comune di Campobasso, Presidente di Ordine per circa un ventennio. Egli si è battuto notevolmente per risolvere i problemi della categoria tra i quali:

  • la possibilità per i farmacisti disoccupati e non titolari di farmacia di versare il contributo all’Enpaf (Ente di Previdenza e di Assistenza Farmacisti) in forma ridotta;
  • l’aumento della indennità di residenza, contributo regionale concesso dalle Regioni, in favore delle piccole farmacie presenti sul territorio, le quali se non avessero avuto il contributo sarebbero forse scomparse creando disagi agli assistiti di quel territorio;
  • il diritto, per i titolari di farmacia, a ricevere le quietanze dalle rispettive ASREM con cadenza mensile; prima di tale intervento, a causa dei ritardi nei pagamenti da parte dell’ASREM, molte farmacie erano costrette ad acquistare a proprie spese le specialità farmaceutiche con pesanti ripercussioni sulla gestione economica dell’esercizio farmaceutico.

Attualmente, l’Ordine dei Farmacisti della provincia di Campobasso, conta 315 farmacisti iscritti all’Albo, in prevalenza di sesso femminile. 

Tutti svolgono la propria professione con dedizione e competenza, dando un contributo importante alla qualità del servizio in campo farmacologico. Grazie ai nostri iscritti, in questi anni la farmacia si e notevolmente evoluta; i cittadini hanno trovato nella farmacia un luogo, non solo fisico ma anche umano, in cui chiedere in tutta libertà consigli e indicazioni sui farmaci, sulle interazioni tra loro, sulla giusta posologia e in sostanza ricevere un’assistenza sinergica con quella più strettamente medica.

Ultima modifica: 8 Luglio, 2026